1. Home
  2. Manuale di bordo
  3. N. 01
Manuale di bordo N. 01ManovreSicurezza

Quanta catena si cala all’ancora, e perché la tua ara?


Il calumo spiegato bene: 3 volte il fondale con mare calmo, 5 con vento in aumento. Perché l’ancora ara, i tre errori e come provare la tenuta.

Di
Latitudine 40
Uscita
Lettura
9 minuti
Vista dalla poppa di una barca ancorata verso la costa: uno scoglio e, dietro, una casa bianca allineati tra loro.
Due punti fermi a terra, per esempio uno scoglio e un edificio: se restano allineati, non ti muovi. Immagine generata con IA.
In questo articolo 11 capitoli
  1. In breve
  2. Perché ne parliamo
  3. Che cos’è il calumo e quanta catena devo calare?
  4. Perché l’ancora ara?
  5. Come si cala la catena nel modo giusto?
  6. Come faccio a sapere quanta catena ho filato?
  7. Quando conviene calare più catena?
  8. Cosa succede se sbagli il calumo?
  9. La lista da salvare
  10. Ogni quanto
  11. Domande frequenti

In breve

  • La regola del calumo: con mare calmo cali tre volte il fondale in catena, con vento o mare in aumento cinque volte. Fondale di 5 metri: da 15 a 25 metri di catena.
  • Perché: l’ancora non tiene per il peso. Tiene quando la catena è distesa sul fondo e il tiro è orizzontale; con poca catena il tiro sale e l’ancora ara.
  • Tre errori da evitare: calare tutta la catena a picco da fermi, lasciare il carico sul verricello invece che sulla bitta, non provare la tenuta.

Perché ne parliamo

È uno dei primi Manuali di bordo che abbiamo pubblicato, a metà agosto, ed è la regola che in rada non rispetta quasi nessuno. Dopo il carosello abbiamo rifatto il contenuto in video, a ottobre, con la mia voce e il consiglio di papà. Qui c’è tutto per intero: la regola, il perché, i numeri, gli errori e il modo di controllare da soli che l’ancora stia davvero tenendo.

Che cos’è il calumo e quanta catena devo calare?

Il calumo è il rapporto tra la catena che fili e la profondità del fondale. Se il fondale è di 5 metri e fili 15 metri di catena, il tuo calumo è 3 a 1.

La regola che abbiamo messo nel post è semplice:

  • Mare calmo: 3 volte il fondale.
  • Vento o mare in aumento: 5 volte il fondale.

Non è una legge fisica al millimetro: è il punto di partenza di chi ha fatto molte soste. Se la previsione dice che nella notte il vento girerà o crescerà, non aspettare di vederlo arrivare: cali per cinque volte fin dall’inizio.

I numeri, a colpo d’occhio

FondaleMare calmo (3×)Vento o mare in aumento (5×)
3 metri9 metri15 metri
5 metri15 metri25 metri
8 metri24 metri40 metri
10 metri30 metri50 metri

Una cosa da tenere a mente con questa tabella: il fondale si conta dal livello dell’acqua, ma la catena esce dalla prua, che sta più in alto. Per stare tranquilli conviene aggiungere al fondale l’altezza della prua sull’acqua. Sui fondali bassi la differenza pesa di più.

E se la catena a bordo è corta?

Succede più spesso di quanto si pensi, soprattutto sulle barche che hanno cambiato ancora o catena nel corso degli anni. Se la catena non basta per cinque volte il fondale, la risposta onesta è una sola: scegli un fondale più basso o un’altra rada, non accorciare il calumo sperando che regga. A volte il fondale giusto è semplicemente quello meno profondo.

Perché l’ancora ara?

Quando una barca getta l’ancora e questa non fa presa, la prima accusa va quasi sempre al ferro: «è troppo leggera», «non è quella giusta». Può essere, ma quasi mai è così. L’ancora non tiene per il peso. Tiene perché si pianta nel fondo, e la forza che la tira deve essere orizzontale, quasi parallela al fondo.

  • Poca catena: il tiro della barca sull’ancora è inclinato verso l’alto. L’ancora viene sollevata, si stacca dal fondo e ara: striscia sul fondale senza mordere.
  • Catena distesa sul fondo: il tiro è orizzontale. L’ancora lavora come è stata progettata e tiene.

Questo spiega anche perché cinque volte col vento: più forte è il tiro, più catena serve per tenerlo orizzontale e per assorbirlo.

Come si cala la catena nel modo giusto?

La regola dei numeri vale solo se la catena si dispone bene. Tre momenti.

1. Si fila mentre la barca scarroccia indietro, piano

L’errore più comune è calare tutta la catena in verticale con la barca ferma. Cosa succede: la catena si ammucchia sopra l’ancora e non lavora. Hai filato la lunghezza giusta, ma è tutta in un mucchio. La catena va filata mentre la barca arretra piano, così si stende sul fondo in linea.

2. Il carico va sulla bitta, non sul verricello

Una volta filata la catena, la barca ti tira. Quel tiro deve andare sulla bitta, e non restare sul verricello. Il verricello serve per recuperare, non per sopportare per ore il carico di una barca che oscilla. Dai volta alla bitta e lascia che il verricello riposi.

3. Si prova la tenuta

Quasi nessuno lo fa, ed è l’errore che ti manda addosso agli altri alle tre di notte. Quando hai filato:

  • metti retromarcia dolce, senza strappi;
  • scegli due punti fermi a terra, per esempio uno scoglio e un edificio, che siano allineati tra loro;
  • se i due punti restano allineati, non ti muovi: sei ancorato;
  • se invece si sfalsano, scarrocci: si ricomincia da capo.

Ripeti la prova se il vento cambia o rinforza, e guarda quei punti di tanto in tanto, soprattutto prima di andare a dormire.

Come faccio a sapere quanta catena ho filato?

Contarla davvero fa la differenza tra «credo di aver calato abbastanza» e saperlo. Il trucco è segnare la catena ogni 5 metri con fascette colorate. Ogni fascetta che passa è un blocco da 5 metri: saprai sempre quanta ne hai in acqua, anche di notte, anche se l’indicatore del verricello non c’è o si è fermato.

Tratto di catena d’ancora zincata sul ponte di prua con fascette di plastica colorate legate a intervalli regolari.
Una fascetta colorata ogni 5 metri sulla catena: contandole sai quanta ne hai filata. Immagine generata con IA.

I colori sono indicativi: ognuno sceglie quelli con cui si trova meglio, e possono anche essere tutte dello stesso colore. Contandole, ogni fascetta vale 5 metri calati. Di notte, con poca luce, il colore conta meno del numero di fascette che hai visto passare.

Il consiglio pratico, nostro: a terra, con la catena stesa e un metro in mano, misura 5 metri e metti la prima fascetta; poi ripeti fino in fondo. Una volta fatto, non ci pensi più.

Quando conviene calare più catena?

La regola è giusta, ma conta dove sei. In una baia affollata, la barca gira intorno all’ancora quando cambia il vento o la corrente, e le barche vicine fanno lo stesso, ciascuna col suo raggio. È qui che entra il consiglio di Nando.

«La regola è giusta, ma guarda dove sei. In una baia affollata, più catena vuol dire più spazio per girare quando cambia il vento.»

Il calumo giusto tiene te, senza mandarti addosso agli altri. Due conseguenze pratiche, che sono nostre e non di Nando:

  • se la baia è piena e la regola ti chiede un raggio che non hai, forse la rada giusta stasera è un’altra;
  • se arrivi dopo gli altri, guarda come hanno calato loro e quanto spazio resta, prima di scegliere dove gettare.

Cosa succede se sbagli il calumo?

Quasi sempre non succede niente di grave, e questo è il problema: l’errore passa senza conseguenze per mesi e ti convince di aver fatto bene. Poi arriva la sera in cui il vento gira, e la barca si mette ad arare. A quel punto hai pochi minuti per accorgertene. Segnali da riconoscere:

  • il rumore della catena che vibra o striscia sul fondo, trasmesso dalla prua;
  • i punti di riferimento a terra che scorrono;
  • le barche vicine che si avvicinano o si allontanano in modo diverso dal solito.

Se succede, non si prova a «salvare» l’ancora con più motore: si recupera, si ricalcola il calumo con il vento di adesso e si ricomincia, con calma e con spazio.

La lista da salvare

Prima di dire «siamo ancorati», cinque minuti di controlli.

  • Calcola il fondale.Profondità dell’acqua, più l’altezza della prua. Poi moltiplica: 3 con mare calmo, 5 con vento o mare in aumento.
  • Controlla la previsione.Se nella notte il vento sale o gira, cali per cinque volte fin dall’inizio.
  • Fila arretrando, piano.Mai tutta la catena a picco da fermi: si ammucchia e non lavora.
  • Conta le fascette.Una ogni 5 metri. Anche di notte sai quanta ne hai in acqua.
  • Dai volta alla bitta.Il carico non resta sul verricello.
  • Prova la tenuta.Retromarcia dolce e due punti fermi a terra: se non ti muovi, sei ancorato.

Fai uno screenshot della lista: è quella che usa Nando.

Ogni quanto

QuandoCosa
A ogni ancoraggiocalumo, fila arretrando, volta alla bitta, prova della tenuta
Quando cambia il vento o sale il mareriguarda i due punti fermi e, se serve, aggiungi catena
Prima di andare a dormire alla fondaripeti la prova e guarda chi hai intorno
Una volta l’anno, a terracontrolla che le fascette sulla catena siano ancora al loro posto

Il Consiglio di Nando

La regola è giusta, ma guarda dove sei.

Nando, per 35 anni ha gestito cantieri nautici

Salvalo per la prossima rada. E se vuoi capire perché di pomeriggio il mare si alza, ne parleremo presto.

Domande frequenti

Quanta catena devo calare all’ancora?

Con mare calmo tre volte il fondale, con vento o mare in aumento cinque volte. Su un fondale di 5 metri vuol dire da 15 a 25 metri di catena.

Perché la mia ancora ara?

Quasi sempre non è colpa dell’ancora ma del calumo. Con poca catena il tiro va verso l’alto e il ferro si stacca dal fondo; con la catena distesa il tiro è orizzontale e l’ancora tiene.

Come si cala la catena senza ammucchiarla?

Si fila mentre la barca scarroccia indietro, piano, così la catena si stende sul fondo. Calarla tutta a picco da fermi la fa ammucchiare sopra l’ancora, dove non lavora.

Come faccio a sapere se l’ancora tiene?

Metti retromarcia dolce e guarda due punti fermi a terra. Se non ti muovi sei ancorato; se scarrocci, si ricomincia da capo.

Come segno la catena per contarla?

Con fascette colorate ogni 5 metri. I colori sono indicativi, anche tutte uguali vanno bene: contandole, ogni fascetta vale 5 metri calati.

Le altre puntate del Manuale di bordo

Su invito

Scadenze, manutenzioni e conti della tua barca, in ordine.

Il Quaderno di Bordo, l’app gratuita di Latitudine 40, si usa su invito: si entra dopo la candidatura all’equipaggio fondatore.